La startup universitaria ERMES Srl della Sapienza – Università di Roma, in collaborazione con Frontis Governance, ha realizzato un’analisi sull’allineamento tra i piani di incentivazione dei CEO e le strategie di sostenibilità delle principali società italiane.
Nel quadro normativo delineato dalla Direttiva sui diritti degli azionisti (SRD II) e dal Codice di Corporate Governance, il tema della remunerazione emerge quale strumento cruciale per allineare gli interessi delle società e dei loro amministratori, contribuendo al successo sostenibile a lungo termine per tutti gli stakeholders.
Il focus primario della ricerca di ERMES e Frontis Governance è quindi esplorare quanto il CEO, quale principale responsabile della gestione aziendale, sia effettivamente incentivato a perseguire obiettivi di sostenibilità ESG. A questo scopo, lo studio si focalizza esclusivamente sui piani di compensi variabili, sia a breve che a lungo termine, andando a verificare se i parametri utilizzati per valutare gli incentivi siano coerenti con la strategia di sostenibilità comunicata dalla società.
L’analisi è stata condotta su un doppio binario: da un lato quanti obiettivi ESG strategici sono considerati nei piani di incentivazione, e dall’altro il peso che tali obiettivi hanno sul totale dei compensi variabili dei CEO. Le società analizzate sono state poi raggruppate in 5 cluster macro-settoriali che presentano caratteristiche il più omogenee possibile in termini di business e tematiche di sostenibilità.
Oltre la metà delle società analizzate (28 su 40) mostrano un sostanziale allineamento, con almeno il 50% degli obiettivi ESG strategici inclusi anche nei piani di incentivazione. Inoltre, 15 società sono state identificate come “best in class”, perché, oltre a mostrare un elevato allineamento, legano almeno il 20% dei compensi variabili complessivi al raggiungimento di obiettivi ESG.
L’analisi ha anche evidenziato differenze significative a seconda del settore di attività, con Energy e Utilities che mostrano il più alto grado di allineamento, contro Consumer Discretionary e Healthcare che mostrano allineamento e peso degli obiettivi ESG mediamente inferiori alle pratiche del mercato.
Guardando al contesto internazionale, l’Italia si conferma essere tra i mercati in cui le aziende appaiono maggiormente sensibili alle tematiche ESG, integrandole in maniera sostanziale nei piani di incentivazione dei top managers. Lo studio evidenzia tuttavia che esistono ancora importanti margini di miglioramento, soprattutto in settori che appaiono maggiormente esposti a tematiche di sostenibilità per le quali definizioni e metodologie di misurazione non sono ancora standardizzate, come quelle di carattere sociale.