{"id":520,"date":"2014-07-21T18:27:44","date_gmt":"2014-07-21T16:27:44","guid":{"rendered":"http:\/\/frontisgovernance.wordpress.com\/?p=230"},"modified":"2014-07-21T18:27:44","modified_gmt":"2014-07-21T16:27:44","slug":"il-decreto-sviluppo-consente-le-azioni-a-voto-multiplo-anche-in-italia-un-supporto-allazionariato-stabile-o-un-passo-indietro-per-la-governance-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/il-decreto-sviluppo-consente-le-azioni-a-voto-multiplo-anche-in-italia-un-supporto-allazionariato-stabile-o-un-passo-indietro-per-la-governance-italiana\/","title":{"rendered":"Il Decreto Sviluppo consente le azioni a voto multiplo anche in Italia. Un supporto all&#8217;azionariato stabile o un passo indietro per la governance italiana?"},"content":{"rendered":"<p>Il 24 giugno 2014, senza molto clamore sui mezzi di comunicazione, il Governo italiano ha modificato uno dei punti\u00a0cardine dell\u2019ordinamento italiano: il principio \u201cun\u2019azione \u2013 un voto\u201d sancito dall\u2019art. 2351 del Codice Civile. La nuova norma, introdotta nel cosiddetto \u201cDecreto Sviluppo\u201d, consente infatti alle societ\u00e0 quotate di modificare lo statuto, aumentando i diritti di voto attribuibili a ciascuna azione ordinaria, fino ad un massimo di due voti per azione. Il voto addizionale potr\u00e0 essere attribuito solo agli azionisti che detengano le azioni per almeno 2 anni, a patto per\u00f2 che tali azionisti siano iscritti in un registro speciale.<\/p>\n<p>A differenza della <a href=\"http:\/\/frontisgovernance.wordpress.com\/2014\/07\/21\/azioni-a-voto-speciale-della-nuova-fiat-chrysler-olandese-una-chiara-violazione-del-principio-di-uguaglianza-degli-azionisti\/\">\u201cloyalty voting structure\u201d di Fiat-Chrysler<\/a>, la possibilit\u00e0 di ottenere il voto addizionale sar\u00e0 offerta a tutti gli azionisti, attuali o futuri. Inoltre, attraverso un\u2019opportuna modifica dell\u2019art. 104-bis del TUF, i diritti di voto addizionali non saranno calcolati nelle assemblee convocate per deliberare eventuali misure difensive in caso di OPA. Sempre a tutela degli azionisti di minoranza, il Decreto ha poi previsto che l\u2019obbligo di lanciare un\u2019OPA scatti anche quando un azionista venga a detenere oltre il 30% dei diritti di voto (oltre che del capitale), sia in seguito ad acquisti che grazie alla maggiorazione consentita dalla nuova norma.<\/p>\n<p>Lo strumento del voto multiplo non potr\u00e0 quindi essere utilizzato per ridurre la contendibilit\u00e0 delle societ\u00e0 italiane e tutti gli azionisti potranno usufruire della nuova opportunit\u00e0. Sembrerebbe quindi che siano rispettati tutti gli obiettivi dichiarati dal Governo: facilitare la quotazione delle imprese (riducendo i rischi della perdita del controllo) e favorire l\u2019azionariato stabile. In realt\u00e0, anche questo sistema di fidelizzazione dell\u2019azionariato presenta notevoli zone d\u2019ombra, che rischiano di snaturarne (o smascherarne?) le reali motivazioni.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color:#008000;\"><strong>I rischi del voto multiplo (l\u2019esperienza francese)<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Per ottenere il voto addizionale, gli azionisti dovranno richiedere l\u2019iscrizione in un elenco speciale, e presumibilmente pochissimi azionisti di minoranza si attiveranno per la registrazione. Oltre al principio \u201cun\u2019azione \u2013 un voto\u201d, verrebbe cos\u00ec meno anche un altro principio fondamentale, quello di parit\u00e0 di trattamento degli azionisti, in quanto i diritti di voto sarebbero differenziati tra azionisti registrati ed azionisti non registrati (seppure in possesso della medesima categoria di azioni).<\/p>\n<p>La maggiorazione del diritto di voto, introdotta dal Decreto Sviluppo, \u00e8 in gran parte mutuata dalla normativa francese, che da tempo prevede l\u2019attribuzione di un voto addizionale agli azionisti registrati da almeno due anni (dal 1 aprile 2014 l\u2019attribuzione \u00e8 automatica, mentre prima doveva essere prevista dallo statuto).<\/p>\n<p>Quali sono stati gli effetti del voto multiplo in Francia? Secondo un\u2019analisi condotta nel 2013 da Proxinvest, principale proxy advisor francese e managing partner di ECGS, senza il doppio voto oltre il 60% delle risoluzioni proposte dalle societ\u00e0 dell\u2019indice SBF 120 sarebbero state bocciate. Confermando come il voto multiplo riduca notevolmente il peso decisionale degli azionisti di minoranza, che siano di breve o di lungo periodo (<a href=\"http:\/\/www.agefi.fr\/articles\/proxinvest-recommande-des-bons-de-fidelisation-pour-conserver-un-actionnariat-stable-1315012.html\">\u201cProxinvest recommande des bons de fid\u00e9lisation pour conserver un actionnariat stable\u201d<\/a>, L\u2019AGEFI Quotidien, 4 aprile 2014).<\/p>\n<p>Come pi\u00f9 volte segnalato, la nuova disciplina delle assemblee, complice la crisi finanziaria, aveva <a href=\"http:\/\/frontisgovernance.wordpress.com\/2013\/11\/08\/fine-dei-patti-di-sindacato-se-reale-una-grande-opportunita-per-leconomia-italiana\/\">fortemente indebolito il potere degli azionisti strategici<\/a> nelle quotate italiane, ponendo le basi per il tanto auspicato passaggio dal \u201ccapitalismo relazionale\u201d al \u201ccapitalismo di mercato\u201d. L\u2019enorme rischio, rappresentato dalle azioni a voto multiplo, \u00e8 di stroncare sul nascere tale trasformazione. In effetti, il vero obiettivo del Governo, al pari di qualsiasi azionista di maggioranza, sembrerebbe essere la vendita di quote importanti delle societ\u00e0 partecipate (Enel, Eni e Finmeccanica), senza il rischio di perdere il controllo sull\u2019assemblea.<\/p>\n<p>La maggiorazione del voto dovr\u00e0 per\u00f2 essere approvata dall\u2019assemblea straordinaria, dove servono i due terzi di voti favorevoli (tre quarti in Finmeccanica). C\u2019\u00e8 da chiedersi se il Governo si sia posto il problema del gradimento degli investitori verso la nuova norma, che di fatto costituisce una violazione del principio fondamentale \u201cun\u2019azione \u2013 un voto\u201d a danno degli azionisti di minoranza. Il risultato di un eventuale voto non \u00e8 per niente scontato, soprattutto alla luce di quanto \u00e8 avvenuto solo pochi mesi fa, quando la proposta del Governo di introdurre pi\u00f9 rigidi requisiti di onorabilit\u00e0 per gli amministratori \u00e8 stata bocciata dagli azionisti di Eni, Finmeccanica e Terna (solo in Enel il Governo ha avuto i numeri necessari per l\u2019approvazione).<\/p>\n<p>La nuova normativa potrebbe quindi avere un doppio effetto boomerang: da una parte, se dovesse essere bocciata dalle assemblee delle partecipate statali, ostacolerebbe il progetto di dismissioni del Governo; dall\u2019altra, la sua applicazione in altre realt\u00e0 porterebbe indietro di almeno tre anni la governance delle quotate italiane, riconsegnandone di fatto il controllo ai vari \u201csalotti buoni\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color:#008000;\"><strong>L-Shares: una valida alternativa per premiare gli azionisti fedeli<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Uno degli obiettivi dichiarati dal Governo, con l\u2019introduzione delle azioni a voto multiplo, \u00e8 il sostegno all\u2019azionariato stabile. Tale obiettivo potrebbe per\u00f2 essere realizzato con maggiore efficacia attraverso altri strumenti, che consentano di premiare gli investitori di lungo periodo senza violare la parit\u00e0 di trattamento di tutti gli azionisti.<\/p>\n<p>Uno strumento che realizzerebbe entrambi gli obiettivi \u00e8 stato proposto da Patrick Bolton (della Columbia Business School) e Fr\u00e9d\u00e9ric Samama (SWF Research Initiative e Head of Financial Solutions di Amundi a New York), attraverso le cosiddette Loyalty-Shares, o pi\u00f9 brevemente L-Shares.<\/p>\n<p>Nel loro paper di novembre 2012, <a href=\"http:\/\/papers.ssrn.com\/sol3\/papers.cfm?abstract_id=2188661\">\u201cL-Shares: Rewarding Long-Term Investors\u201d<\/a>, Bolton e Samama propongono di emettere una specie di warrant (\u201cL-warrant\u201d) collegato alle azioni ordinarie, che consenta di ricevere i diritti addizionali dopo un determinato periodo di detenzione. In pratica, le L-Shares sarebbero emesse con un codice identificativo (ISIN) differente rispetto alle azioni ordinarie (una sorta di \u201cL-ISIN\u201d). Alla scadenza del \u201cperiodo di fedelt\u00e0\u201d, i possessori dei titoli identificati dall\u2019L-ISIN riceverebbero gli L-warrant, necessari per sottoscrivere i diritti aggiuntivi. Se invece l\u2019azionista dovesse vendere prima le azioni, queste tornerebbero ad essere identificate dall\u2019ISIN delle ordinarie, perdendo cos\u00ec il diritto a ricevere l\u2019L-warrant.<\/p>\n<p>Attraverso un semplice scambio di ISIN, effettuato dalla banca depositaria, si eviterebbero tutti i problemi legati all\u2019iscrizione in registri speciali, salvaguardando anche il principio di uguaglianza degli azionisti.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 24 giugno 2014, senza molto clamore sui mezzi di comunicazione, il Governo italiano ha modificato uno dei punti\u00a0cardine dell\u2019ordinamento italiano: il principio \u201cun\u2019azione \u2013 un voto\u201d sancito dall\u2019art. 2351 del Codice Civile. 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