{"id":515,"date":"2013-11-08T10:22:00","date_gmt":"2013-11-08T09:22:00","guid":{"rendered":"http:\/\/frontisgovernance.wordpress.com\/?p=168"},"modified":"2013-11-08T10:22:00","modified_gmt":"2013-11-08T09:22:00","slug":"fine-dei-patti-di-sindacato-se-reale-una-grande-opportunita-per-leconomia-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/fine-dei-patti-di-sindacato-se-reale-una-grande-opportunita-per-leconomia-italiana\/","title":{"rendered":"Fine dei patti di sindacato, (se reale) una grande opportunit\u00e0 per l\u2019economia italiana"},"content":{"rendered":"<p>Con la comunicazione di gioved\u00ec 31 ottobre, relativa allo scioglimento del patto di sindacato di <strong>Pirelli<\/strong>, che controllava il 31,8% della societ\u00e0, sembrerebbe che l\u2019era dei \u201csalotti buoni\u201d che da oltre trent\u2019anni controllano l\u2019economia italiana si stia finalmente avviando a conclusione. Prima di Pirelli erano stati sciolti gli accordi tra gli azionisti di <strong>RCS Mediagroup<\/strong> (che controllava il 58,3% della societ\u00e0 ed i cui principali partecipanti erano <strong>Fiat<\/strong>, <strong>Mediobanca<\/strong>, <strong>Italmobiliare<\/strong>, <strong>Generali<\/strong>, Pirelli, <strong>Intesa Sanpaolo<\/strong>, <strong>Sinpar<\/strong> e <strong>Gemina<\/strong>) e <strong>Telecom Italia<\/strong> (con la graduale uscita di Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca dalla holding di controllo <strong>Telco<\/strong>, a favore dalla spagnola <strong>Telefonica<\/strong>). Anche la madre di tutte le alleanze, quella che da oltre 50 anni controlla <strong>Mediobanca<\/strong>, ha recentemente subito un forte ridimensionamento, con l\u2019uscita delle partecipazioni dirette della francese <strong>Groupama<\/strong>, di <b>Generali<\/b>, <strong>Fondiaria-Sai<\/strong> (perch\u00e9 acquisita da <strong>Unipol<\/strong>), <strong>Poligrafici Editoriale<\/strong>\u00a0(a febbraio) e prima ancora, ad ottobre 2011, del patron di <strong>Tod\u2019s<\/strong> Diego Della Valle (che ad aprile 2012 \u00e8 uscito anche dal patto di RCS, in forte polemica proprio con Mediobanca e Fiat), del gruppo tessile <strong>Ratti<\/strong> e dei soci esteri <strong>Commerzbank<\/strong>, <strong>Santander<\/strong> e <strong>Sal. Oppenheim<\/strong>. Per la verit\u00e0, Generali e Fondiaria-Sai restano nel patto attraverso la partecipazione alla finanziaria <strong>Fin.Priv. srl<\/strong>, che include anche Fiat, Italmobiliare, Pirelli e Telecom Italia. Ad ogni modo, il gruppo di controllo di Mediobanca si \u00e8 notevolmente ridotto negli ultimi due anni, passando dal 45% di ottobre 2011 all\u2019attuale 30%, ovvero la soglia minima prevista dall\u2019accordo per il suo rinnovo biennale.<\/p>\n<p>Un duro colpo era gi\u00e0 stato sferrato a luglio 2012, quando il costruttore romano <strong>Pietro Salini<\/strong> era riuscito a sottrarre il controllo di <strong>Impregilo<\/strong> ad uno dei principali esponenti dei \u201csalotti\u201d, il <strong>Gavio Group<\/strong>, grazie alla prima vera <em>proxy fight<\/em> su una large-cap italiana. Il declino dei patti \u00e8 per\u00f2 diventato realt\u00e0 solo all\u2019inizio di quest\u2019anno, con l\u2019approvazione del piano strategico di <b>Generali<\/b>, uno dei fulcri nevralgici dell\u2019intero sistema. Il 14 gennaio 2013, il neo-nominato CEO del gruppo assicurativo triestino, <strong>Mario Greco<\/strong>, dichiara inequivocabilmente che il compito di Generali \u201cnon \u00e8 quello di fare l\u2019azionista strategico\u201d, ma di focalizzarsi esclusivamente sul core business assicurativo. Finalmente, a giugno, la fine del \u201csistema\u201d entra anche nel piano strategico di <b>Mediobanca<\/b>, che prevede l\u2019uscita dai patti di Telco (Telecom Italia) e di RCS, e la riduzione della partecipazione in Generali (dal 13% al 10%) entro il 2016.<\/p>\n<p><span style=\"color:#008000;\"><strong>Le origini del \u201csalotto\u201d<\/strong><\/span><\/p>\n<p>La storia ultracinquantenaria dei patti parasociali italiani nasce proprio in <strong>Mediobanca<\/strong>, nel 1958, quando le banche fondatrici Banca Commerciale Italiana (ora Intesa Sanpaolo), Credito Italiano e Banco di Roma (entrambe confluite poi in UniCredit) si aggregarono con i principali partner della prima merchant bank italiana (Lazard, Lehman Brothers, BHF e Sofina) per costituire un blocco azionario di controllo. Trent\u2019anni pi\u00f9 tardi, nel 1988, il patto perde la sua connotazione prettamente finanziaria, con la riduzione del possesso delle banche fondatrici a favore dei principali gruppi industriali italiani. Nasceva formalmente il \u201csalotto buono\u201d, il cui focus non \u00e8 pi\u00f9 garantire la stabilit\u00e0 della merchant bank, ma dell\u2019intero sistema, grazie ad un intreccio di partecipazioni reciproche e spesso mutualistiche: l\u2019obiettivo dell\u2019investimento non\u00a0\u00e8 pi\u00f9 il ritorno economico o la creazione del valore, ma garantirsi reciprocamente un azionariato stabile al riparo di qualsivoglia attacco esterno. Prendendo in considerazione solo le societ\u00e0 quotate italiane, al settembre 2012 i pattisti di Mediobanca erano direttamente o indirettamente collegati da partecipazioni incrociate in almeno altri 65 emittenti, ovvero oltre un quarto dell\u2019intero listino. Se si prendessero in considerazione anche le partecipazioni non rilevanti ai fini delle comunicazioni Consob e quelle in societ\u00e0 non quotate, si riuscirebbe probabilmente a coprire una fetta impressionante del tessuto economico italiano.<\/p>\n<p>Lo scopo originario del sistema di patti di sindacato era sicuramente nobile, soprattutto se inserito in un sistema finanziario particolarmente debole, come quello italiano, consentendo di stabilizzare gli assetti proprietari, e quindi la gestione di molteplici societ\u00e0, in una situazione di scarsit\u00e0 di capitali: l\u2019azionista di controllo pu\u00f2 ridurre la propria partecipazione, smobilizzando cos\u00ec capitali importanti, garantendo comunque la continuit\u00e0 della gestione grazie ai nuovi soci che aderiscono al patto di sindacato.<\/p>\n<p>La condizione necessaria affinch\u00e9 l\u2019accordo parasociale possa creare efficienza, \u00e8 che tutti i partecipanti siano mossi da forti interessi nella specifica societ\u00e0. La distorsione nasce invece quando l\u2019adesione al patto \u00e8 mossa da interessi completamente estranei all\u2019efficiente gestione societaria, ma \u00e8 guidata pressoch\u00e9 esclusivamente dalla necessit\u00e0 di far parte di un sistema di relazioni economiche e politiche forti, che potranno poi essere utili per le proprie aziende. In pratica, le relazioni tra azionisti non nascono pi\u00f9 con l\u2019obiettivo di garantire\u00a0la stabilit\u00e0\u00a0delle singole societ\u00e0, ma per garantire la stabilit\u00e0 delle relazioni stesse, a tutela di interessi esterni spesso di natura esclusivamente politica.<\/p>\n<p><span style=\"color:#008000;\"><strong>I motivi del declino<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Un sistema relazionale basato esclusivamente sull\u2019autoconservazione e sulla difesa di interessi collaterali era inevitabilmente destinato a creare inefficienze, con la conseguente distruzione di valore per l\u2019intero sistema capitalistico-industriale italiano. La lunghissima crisi finanziaria di questi anni, che tarda ancora a vedere una fine reale, ha reso drammaticamente evidente tale distruzione di valore, portando anche al collasso alcuni dei gruppi fortemente inseriti nel sistema di potere relazionale, come il gruppo Fondiaria Sai dei <strong>Ligresti<\/strong>.<\/p>\n<p>Per la prima volta non \u00e8 stato possibile nascondere le inefficienze grazie ad aiuti pubblici o a riorganizzazioni interne del sistema. L\u2019ultimo disastroso tentativo \u00e8 miseramente fallito con i \u201ccapitani coraggiosi\u201d dell\u2019<strong>Alitalia<\/strong>, ma anche con le tante, improvvisate e fallimentari, propriet\u00e0 che si sono succedute in Telecom Italia.\u00a0Ma di esempi simili se ne contano a decine nella recente storia del capitalismo italiano.<\/p>\n<p>Le enormi perdite subite a causa della partecipazione al \u201csistema\u201d hanno portato molti dei suoi attori principali ad un alleggerimento delle proprie quote, seppure con colpevole ritardo,\u00a0fino allo scioglimento di alcuni patti fino a pochissimo tempo fa\u00a0decisivi per la tenuta del sistema stesso. Solo per quanto riguarda Telco, l\u2019azionista di maggioranza relativa di Telecom Italia, i tre soci italiani Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca (due banche ed una compagnia assicurativa, i cui interessi in una societ\u00e0 di telecomunicazioni non hanno ovviamente nulla a che vedere con i propri core business) hanno dovuto svalutare le proprie partecipazioni di oltre 1,3 miliardi di euro negli ultimi due anni. Si pu\u00f2 facilmente immaginare l\u2019insostenibilit\u00e0 di un tale sistema di partecipazioni incrociate, in cui perdite ed inefficienze si trasmettono tra i partecipanti come veri e propri virus.<\/p>\n<p>\u00c8 ancora troppo presto per sancire la fine definitiva del capitalismo relazionale, in quanto sono ancora tantissimi gli interessi in comune degli (ex?) partecipanti dei vari \u201csalotti\u201d. Il rischio al momento \u00e8 che si tratti solo di riposizionamenti e ritirate strategiche: ad esempio, se \u00e8 vero che il patto che controllava Pirelli si \u00e8 sciolto, \u00e8 pur vero che un nuovo patto \u00e8 stato creato nella societ\u00e0 che controlla <strong>Camfin<\/strong><span style=\"color:#333333;\">, maggiore azionista di Pirelli con il 26,2%, cui partecipano i soliti noti (Tronchetti Provera, UniCredit ed Intesa Sanpaolo, insieme al fondo Clessidra).<\/span><\/p>\n<p>Se invece fosse tutto vero, significherebbe che la crisi del sistema economico italiano ha portato almeno ad un risultato positivo (l\u2019unico, finch\u00e9 la politica continua nel suo immobilismo): le principali aziende potranno finalmente liberare le risorse finanziarie (o almeno quello che ne resta) finora immobilizzate nell\u2019autodifesa del sistema per concentrarsi sui propri rispettivi core business. Se questo processo fosse reale, e non dettato solo da una scarsit\u00e0 di risorse nel breve periodo, si potrebbe addirittura pensare ad una finanza italiana \u201cnormale\u201d, finalmente aperta al confronto con il mercato, in cui le aziende gestite efficientemente e che creeranno valore potranno sopravvivere anche in assenza di azionisti di controllo e di \u201csalotti\u201d pi\u00f9 o meno buoni.<\/p>\n<p>Si veda anche:<\/p>\n<p><span style=\"color:#008000;\"><a title=\"The Republic\" href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/economia\/affari-e-finanza\/2013\/11\/04\/news\/rcs_telecom_mediobanca_dopo_la_fine_dei_patti_i_salotti_in_cerca_di_governance-70173883\/\" target=\"_blank\"><span style=\"color:#008000;\">Rcs, Telecom, Mediobanca dopo la fine dei patti i salotti in cerca di governance<\/span><\/a><\/span><span style=\"color:#333333;\"> &#8211; Giovanni Pons, la Repubblica,\u00a04 novembre 2013<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color:#008000;\"><a title=\"Financial Times\" href=\"http:\/\/www.ft.com\/intl\/cms\/s\/0\/0dfb650e-0332-11e3-b871-00144feab7de.html#axzz2k2dwEXzM\" target=\"_blank\"><span style=\"color:#008000;\">Italan business: No way back<\/span><\/a><\/span> &#8211; Rachel Sanderson, Financial Times, 20 agosto 2013<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la comunicazione di gioved\u00ec 31 ottobre, relativa allo scioglimento del patto di sindacato di Pirelli, che controllava il 31,8% della societ\u00e0, sembrerebbe che l\u2019era dei \u201csalotti buoni\u201d che da oltre trent\u2019anni controllano l\u2019economia italiana si stia finalmente avviando a conclusione. Prima di Pirelli erano stati sciolti gli accordi tra gli azionisti di RCS Mediagroup [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[62,63,64,23,34,65,30,66,35,36,67,41,68,45,69,70,71,72,73,74,39,75,48,42],"class_list":["post-515","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-alitalia","tag-camfin","tag-commerzbank","tag-fiat","tag-fondiaria-sai","tag-gemina","tag-generali","tag-groupama","tag-impregilo","tag-intesa-sanpaolo","tag-italmobiliare","tag-mediobanca","tag-oppenheim","tag-pirelli","tag-poligrafici-editoriale","tag-ratti","tag-rcs-mediagroup","tag-santander","tag-sinpar","tag-telco","tag-telecom-italia","tag-telefonica","tag-tods","tag-unipol"],"acpt":null,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/515","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=515"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/515\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=515"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=515"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=515"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}