{"id":509,"date":"2012-10-24T15:32:11","date_gmt":"2012-10-24T13:32:11","guid":{"rendered":"http:\/\/frontisgovernance.wordpress.com\/?p=80"},"modified":"2012-10-24T15:32:11","modified_gmt":"2012-10-24T13:32:11","slug":"continua-la-stagione-del-rinnovamento-delle-banche-italiane-ma-alcune-ne-sembrano-per-ora-escluse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/frontisgovernance.com\/en\/continua-la-stagione-del-rinnovamento-delle-banche-italiane-ma-alcune-ne-sembrano-per-ora-escluse\/","title":{"rendered":"The season of renewal of Italian banks continues, but some seem (for now) to be excluded"},"content":{"rendered":"<p>Con le rispettive assemblee del 9 e del 29 ottobre, sia Banca MPS che Intesa Sanpaolo apportano modifiche statutarie pi\u00f9 o meno significative in tema di governance. D\u2019altronde, l\u2019anno che si avvia a conclusione ha visto pressoch\u00e9 tutte le grandi banche italiane mettere mano ai propri processi interni, rivoluzionando in alcuni casi l\u2019intero sistema di gestione. Le pi\u00f9 colpite dalla stagione del rinnovamento sono state le banche popolari, ed in particolare il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano, seppure guidate da necessit\u00e0 e con metodologie completamente diverse. Se per il <b>Banco Popolare <\/b>il passaggio al modello tradizionale di gestione \u00e8 stato mirato principalmente ad una maggiore efficienza dei processi interni, per la <b>BPM<\/b> il percorso inverso, al sistema duale, si \u00e8 reso necessario per assicurare un maggior grado di controllo e di indipendenza della gestione dalle forti ingerenze interne.<\/p>\n<p>Anche le modifiche statutarie approvate dall\u2019assemblea della <b>Bank MPS<\/b> hanno segnato un punto di svolta, almeno dal punto di vista degli equilibri \u201cpolitici\u201d nella gestione dell\u2019istituto. Il nuovo statuto sottrae potere agli azionisti, che non potranno pi\u00f9 autorizzare le dismissioni di rami di azienda, rimessi all\u2019esclusiva approvazione del CdA. Tale previsione, in linea con le pratiche del mercato, non provocherebbe tanto scalpore se non fosse inserita in un contesto a dir poco incandescente. Soprattutto gli azionisti-dipendenti hanno fortemente contestato il provvedimento, che tocca temi di riorganizzazione aziendale particolarmente delicati per il proprio futuro lavorativo. Anche gli azionisti indipendenti del Monte Paschi dovrebbero per\u00f2 preoccuparsi di quanto emerso dall\u2019assemblea, seppure in seguito ad un\u2019altra risoluzione: l\u2019autorizzazione al Consiglio di Amministrazione ad aumentare il capitale di un miliardo di euro senza diritto di opzione. L\u2019ammontare del nuovo capitale rappresenta circa il 30% della capitalizzazione attuale della banca e, grazie alla fortissima diluizione che colpir\u00e0 gli azionisti attuali, potrebbe di fatto cambiarne la struttura proprietaria. Un\u2019ulteriore perplessit\u00e0 deriva poi da una modifica statutaria che non \u00e8 stata proposta: l\u2019eliminazione del limite del diritto di voto al 4% del capitale per tutti gli azionisti, esclusa la Fondazione MPS (destinata ormai a diventare l\u2019ex-azionista di controllo). Grazie a questa norma statutaria, ogni nuovo azionista che parteciper\u00e0 alla futura ricapitalizzazione, in assemblea\u00a0potr\u00e0 contare solo per il 4% del capitale, contro un investimento decisamente pi\u00f9 consistente. Chiunque dovesse accettare una condizione simile presumibilmente pretender\u00e0 un enorme sconto sul valore di mercato delle azioni (in larghissima parte prive del diritto di voto), incrementando la gi\u00e0 inaccettabile diluizione dei diritti degli azionisti attuali.<\/p>\n<p>In un clima decisamente pi\u00f9 tranquillo si dovrebbe svolgere l\u2019assemblea straordinaria di <b>Intesa Sanpaolo<\/b>, il prossimo 29 ottobre, almeno stando allo scarso rilievo riscontrato sugli organi di stampa. Si tratta comunque di modifiche significative per il sistema di governo duale della banca: oltre all\u2019Amministratore Delegato, potranno entrare nel Consiglio di Gestione da 2 a 4 manager interni al Gruppo. Una cos\u00ec forte connessione del Consiglio con la struttura operativa pu\u00f2 far sorgere qualche perplessit\u00e0 sull\u2019indipendenza dell\u2019organo di governo, ma il sistema di controlli interni dovrebbe essere garantito dalla maggioranza di consiglieri esterni e da un Consiglio di Sorveglianza sufficientemente indipendente. La maggiore operativit\u00e0 del Consiglio di Gestione potr\u00e0 portare ad un effettivo snellimento dei processi decisionali, realizzando anche un risparmio di costi attraverso l\u2019eliminazione delle Commissioni interne al Consiglio stesso.<\/p>\n<p><b>UniCredit<\/b> gi\u00e0 nel 2010 ha dato inizio ad una profonda riorganizzazione strutturale (attraverso la definizione del modello \u201cbanca unica\u201d e la creazione delle divisioni territoriali), che si completer\u00e0 nel 2013. Dal punto di vista della governance, per\u00f2, le cose sembrano cambiare molto pi\u00f9 lentamente. L\u2019aumento di capitale di gennaio, da \u20ac7,5 miliardi, ha in parte modificato la struttura proprietaria della banca: le Fondazioni e la Banca Centrale della Libia hanno subito una diluizione delle proprie posizioni, mentre il fondo sovrano di Abu Dhabi \u00e8 diventato il principale azionista ed altri, come Caltagirone e Della Valle, sono entrati o hanno aumentato le proprie quote. Tutto ci\u00f2 non ha per\u00f2 portato ancora a modifiche sostanziali della governance: l\u2019assemblea di maggio 2012 ha rinnovato il Consiglio di Amministrazione della banca senza introdurre novit\u00e0 di rilievo, tranne la riduzione dei consiglieri da 23 a 19 e la nomina a Presidente di Giuseppe Vita, ex-Presidente di Allianz SE, partner di UniCredit.<\/p>\n<p>In <b>Mediobanca<\/b> nulla sembra invece muoversi sin dal 2008, anno dell\u2019ultimo piano industriale e dell\u2019abbandono del sistema duale (durato peraltro solo un anno). Un\u2019occasione per un profondo rinnovamento della governance era stata offerta dalla nuova legge che proibisce il cumulo di incarichi presso banche e assicurazioni, che ha portato alle dimissioni di ben 6 consiglieri. Le nuove nomine, per\u00f2, hanno continuato a seguire le logiche di spartizione dei posti tra gli azionisti di riferimento: Pier Silvio Berlusconi e Bruno Ermolli per Fininvest, Christian Collin per Groupama, Alessandro Decio per UniCredit, Vanessa Lab\u00e9renne per il Gruppo Bollor\u00e9 ed Alberto Pecci, anche lui membro del patto di sindacato che controlla la banca con Tosco-Fin e SMIL. Tutti i nuovi amministratori dovranno essere confermati dalla prossima assemblea annuale del 27 ottobre, che presumibilmente non riserver\u00e0 nessuna sorpresa.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con le rispettive assemblee del 9 e del 29 ottobre, sia Banca MPS che Intesa Sanpaolo apportano modifiche statutarie pi\u00f9 o meno significative in tema di governance. 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